Sul dolore

di Salvatore Pappalardo

Rileggendo il breve saggio di E. Jünger “Sul Dolore” (Über den Schmerz) non ho potuto fare a meno di riflettere sulla straordinaria capacità di penetrazione del saggio. Ciò che colpisce di primo acchito è la lungimiranza delle osservazioni del pensatore tedesco, che ancora oggi, settant’anni dopo la prima apparizione del saggio,  non esauriscono la loro portata “profetica”.
Del resto la perspicuità è una dote caratteristica di Jünger, che tratteggiava già negli anni ’30 la ormai celebre figura del Lavoratore, εἶδος della modernità. Certo, molte cose sono cambiate. Il clima in quegli anni era più “orwelliano” rispetto ad ora, mentre adesso sembra che ci si addice di più il clima Mondo Nuovo di Huxley, ed è in fondo proprio questo che rende l’intuizione di fondo del saggio tanto interessante.

Nel saggio sopraindicato infatti il dolore viene affrontato affrontandolo nella sua dimensione totale, necessaria; esso non richiede nessun oltrepassamento, né tanto meno una soluzione, perché al pari dei fenomeni come la forza di gravità non dipende da una scelta – piuttosto la precede.

Il dolore come unità di misura è immutabile, ciò che muta, invece, è il modo in cui l’uomo si pone di fronte a tale unità di misura[1]

Ogni epoca, quindi, intrattiene un rapporto con il dolore particolare e caratterizzante[2].

Su questa falsariga possiamo ridurre e generalizzare il mondo metafisico del santo e dell’eroe, condensato nell’attitudine costante di colui che crede, nella capacità di disciplinare il corpo, fulcro dell’aisthesis, mediante la trascendenza per prepararlo e separarlo al e nel confronto con il dolore.

Il Lavoratore invece trascende in maniera del tutto diversa la dimensione del dolore: la volontà di potenza che ne caratterizza lo sfruttamento delle risorse và di pari passo con uno sviluppo sfrenato della tecnica. A questo si aggiunga il tramonto di ogni valore metafisico nel perimetro tracciato dal famigerato nichilismo.
Ciò che si ottiene è una situazione in cui la libertà del singolo viene interamente sacrificata ai fini di un Sistema votato al dominio planetario attraverso i mezzi della Scienza e della Tecnica. Il dolore viene estirpato dalla vita perché essa non abita più persone, ma strumenti, il cui valore è quantificato secondo i criteri della produttività.

Tenendo presente questi aspetti si comprenderà come

[...] un’alta capacità organizzativa possa coesistere con la più totale cecità nei confronti dei valori, si comprenderà la fede senza contenuti, la disciplina senza legittimazione, in breve: il carattere vicario delle idee, delle istituzioni e delle persone in genere[3]

Ora, sebbene sia incontestabile l’efficacia della descrizione di Jünger non  posso accettarla in toto. Scritto all’ombra del nazionalsocialismo il saggio si adegua perfettamente alla comparsa delle Dittature del secolo scorso, ma per me che son nato all’indomani del tramonto delle ideologie, con Mediaset e Topo Gigio, non basta.

Sebbene il profilo metallico del Lavoratore continui, e continuerà, a stagliarsi sulla nostra epoca ancora a lungo, qualcosa è cambiato. Viviamo in un mondo dove un’ipersensibilità assoluta madre delle moderne democrazie coesiste con il più freddo automatismo; il Sistema totalizzante ha imparato le buone maniere ed è diventato un’artista del consenso, al dio degli ebrei si sostituisce il dio dei cristiani. È un mondo, il nostro, caratterizzato da strumenti che abituano all’esercitare un diritto puramente da “spettatore”, il dissenso è invero possibile ormai solo nelle gestualità del rifiuto.
Come ho scritto prima, siamo più vicini ad una distopia del divertissement che a una dal sapore sovietico. Divertissement vuol dire sia divertimento che deviazione, per Pascal era la piaga del disimpegno. La ragione e la fede, a lungo orgogliosamente opposte al dolore, si sono eclissate per lasciare il posto alla “Tecnica del comfort”.Dal mutato rapporto col Dolore sorge una nuova koinè del pensiero che celebra il mondo virtuale, la velocità supersonica e la narcosi, in una sola parola, la fuga.

 


[1] E. Jünger, Foglie e Pietre, Adelphi, Milano, pp. 139

[2] Questo rapporto è il “contrasto” che rende nitidi gli oggetti. Senza, non vedremmo alcunché.

[3] Ivi p. 184

 

This entry was posted in Filosofia Teoretica and tagged , . Bookmark the permalink.

One Response to Sul dolore

  1. sintesy says:

    Il dolore è davvero la dimensione fondante dell’umano, tanto che se volessimo fare un’ontologia della persona credo sia proprio da lì che bisognerebbe partire. Come a dire che l’uomo è tale solo in virtù della sua possibilità ad essere pervaso dal dolore, che una macchina mai ne saprà del dolore che è capace di farti una donna che non ti ama, un amico che ti tradisce … L’antichità greca ne era abbastanza consapevole, da qui la saggezza del vecchio Sileno del sarebbe meglio non esser nati. Dallo stoicismo al neoplatonismo, dal cristianesimo alle religioni orientali il dolore è perfino lo strumento, il mezzo per una qualche sorta di purificazione, riconciliazione. Purificazione che se qualcuno preferisce far risalire a qualche tipo di peccato, Anassimandro vedeva perfettamente incarnata nella necessità del Tempo.

    Principio degli esseri è l’apeiron, la polvere della terra e del tempo…Da dove gli esseri hanno origine, là hanno anche la distruzione in modo necessario: le cose che sono tutte transeunti, infatti, subiscono l’una dall’altra punizione e vendetta per la loro ingiustizia secondo il decreto del Tempo… — Anassimandro, DK, B 1

    Dici bene asserendo che

    Viviamo in un mondo dove un’ipersensibilità assoluta madre delle moderne democrazie coesiste con il più freddo automatismo; il Sistema totalizzante ha imparato le buone maniere ed è diventato un’artista del consenso

    da cui credo segua la fine di ogni libertà, per quella necessità sociale che finisce per essere l’unica “vissuta”. Sul divertissement poi ne sapeva già parecchio Pascal, tanto quanto Kierkegaard. Ad esserne non consapevoli sono solo gli ingenui di ogni epoca, i deficienti. E in questa, come in ogni altra, sono davvero in tanti.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>