«Richiamo alla democrazia»

Il caso dell’attacco a Silvio Berlusconi è ormai sulla bocca di tutti. E quando in Italia c’è da discutere nessuno si ritira indietro, ognuno è la mente più brillante per decretare il Giusto e lo Sbagliato. Gli show televisivi mettono in campo le menti eccelse del Bel Paese: conduttori televisivi, veline, letterine, cantanti e venditori ambulanti. Gli opinionisti non mancano mai.

Fortunatamente c’è ancora chi è in grado di dire qualcosa. Qualcosa di serio. Come il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano.

In un articolo apparso oggi su la Repubblica, Massimo Giannini scrive un lungo articolo esprimendo le sue personali considerazioni, tenendo a mente le intelligenti – prima che corrette – parole di Napolitano sui funesti fatti Tartaglia-Berlusconi. Il giudizio è severo proprio perché reale: in Italia l’opinione politica è ormai da tempo schierata su due fronti. La «metastorica pregiudiziale anticomunista» e la stoica «resistenza antiberlusconiana». Quel senso comune che considera il comunismo mangiatore di bambini, sinonimo per eccellenza della cattiveria e della perdizione morale (dite a vostro nonno – a meno che non sia un ex partigiano – di dirvi qualcosa sul comunismo; provate ad andare a dire qualcosa in proposito nei quartieri popolari delle vostre città; confessatelo al vostro parroco!!). E ancor più grave quel senso di profonda ignoranza politica che si esprime bene nei membri del Pdl quando additano oppositori, politici, magistrati, lavoratori, giornalisti «Comunisti»!… Pace all’anima di Karl Marx, lui che da giovane hegeliano aveva poi preso le distanze da quel gruppo filosofico a causa della fossilizzazione di quei pensatori, perché non davano il giusto peso alle cose. Erano altri tempi, altri modi di pensare, ma forse – ripensandoci – se avesse saputo in anticipo gli esiti del suo lavoro credo non avrebbe mai scritto qualcosa. Non avrebbe mai lasciato memorie1. Dall’altra parte stanno, invece, sia quei politici che invece di fare seriamente politica – almeno la facessero loro – attaccano senza remora l’operato della destra (a quale classe dirigente è mai interessato del bene della società?), sia i cretini di ogni età, gli inni di gloria a quel povero disgraziato di Tartaglia che creano gruppi su Facebook, che vogliono il 13 Dicembre Festa Nazionale, che acclamano “Tartaglia Santo Subito”.

Lo scalzamento dell’idea democratica si esprime bene sia nell’una che nell’altra prospettiva. La realtà democratica è seriamente minata tanto dalle numerose magagne del governo Berlusconi, tanto da chi considera eroico l’episodio di Milano.

Questi non sono errori, sono orrori. Qui non ci sono compagni o camerati [come potrebbero?] che sbagliano. Qui ci sono imbecilli che scherzano col fuoco. […]

Proprio perché «siamo tutti italiani», oggi siamo solidali con lui. Ma la solidarietà umana e istituzionale non coincide con la solidarietà politica e culturale. Noi, come tutti gli italiani ricordati dal Capo dello Stato «che credono nella democrazia», vorremmo poter continuare ad esercitare il nostro spirito critico. Liberamente, nel rispetto delle persone e dei ruoli. Ma senza essere accusati, per questo, di «terrorismo»

Massimo Giannini, Richiamo alla democrazia, La Repubblica 15/12/2009

La politica è dissenso, è confronto, è possibilità. Non è odio, disprezzo e rancore.


1C’è da dire che Marx ha parlato della società comunista come stadio finale dello sviluppo storico della società senza MAI descriverla, caratterizzarla, proprio per non cadere nell’utopia sociale/politica. Certo, la lontananza dal comunismo storico è evidente: quella che doveva essere una società proletaria, fatta dal proletariato per il proletariato si è realizzata in una forma politica sul proletariato. A danno del proletariato.

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