di Emilio Sanfilippo

Baciami senza rete, sottotitolo Buone ragioni per sottrarsi alla seduzione digitale (Mondadori, 172 pp., 18,50 euro) è un testo a carattere divulgativo in cui Paolo Crepet propone un’analisi dell’impatto delle tecnologie digitali nel vissuto quotidiano.

Per riportare le parole dell’autore, il testo si propone di “riflettere sul cambiamento antropologico che le nuove tecnologie stanno imprimendo sulla nostra comunità, sul modo di relazionarsi e di vivere le emozioni, sulle nostre abilità di comunicare” (p. 10). Attraverso il saggio l’autore non intende celebrare l’era del pre-digitale nella nostalgia di un tempo ormai perduto; piuttosto, cerca di mettere criticamente in luce alcuni aspetti (potenzialmente) problematici sull’uso di certe tecnologie.

A detta di Crepet il digitale sta radicalmente modificando diversi aspetti del quotidiano. A più riprese l’autore pone l’enfasi su quello che è a mio avviso il tema centrale del testo, ossia l’isolamento comunicativo ed esperienziale dell’individuo nel digitale. Isolamento, perché nonostante sia costantemente connessa alla rete, ogni persona è sempre più isolata nel proprio modo di pensarsi e di pensare la realtà.

Nel capitolo Internet delle cose e libertà: siamo tutti “profilati” (pp. 78-85), Crepet riporta alcuni aspetti sulla limitazione dell’accesso all’informazione cui siamo soggetti attraverso le tecnologie digitali. Ad esempio, i motori di ricerca sono sempre più tarati sulle preferenze di ogni specifico utente. Ciò significa che le informazioni ottenute facendo una ricerca su internet sono filtrate da sistemi di gestione che decidono a quali di esse possiamo accedere immediatamente, di solito sulla base delle nostre ricerche passate. Ciò rischia di incrementare l’isolamento (culturale) dell’utente medio, nella misura in cui esso si trova esposto alle sole informazioni che rispecchiano il suo modo d’essere e di pensare.

L’isolamento è comunicativo nella misura in cui lo scambio di messaggi avviene attraverso piattaforme di social network digitale con il rischio di danneggiare l’interazione fisica tra persone. Questa la scena al ristorante dipinta da Crepet: “Coppie mute, famiglie silenziose, persone sole inutilmente riunite. Nessuno parla, se non per ordinare qualcosa al cameriere e subito tornare a fissare lo schermo illuminato che ha tra le mani” (p. 161).  Un ritratto del quotidiano sempre più comune.

Immerso nel mondo digitale ogni individuo corre il rischio di chiudersi nel proprio “loculo tecnologico”, a detta di Crepet, estraniandosi dalla realtà fisica e perdendo il rapporto esperienziale con essa. “Come sarà da adulto un bambino che ha comunicato sempre e soltanto attraverso un device? Che ne sarà della sua abilità nell’utilizzare il proprio apparato sensoriale? Che cambiamenti ci saranno nelle sue relazioni sociali, nel suo modo di vivere i sentimenti, nella sua capacità empatica?”(p.9).

La corsa verso la realtà virtuale sembra sempre più una fuga da quella reale (si veda il capitolo Il virtuale diventa reale?, pp.69-74). L’esempio è di una scuola (futuristica) in cui gli studenti sono solo virtualmente proiettati nelle città che invece andrebbero fisicamente visitate, ossia in cui una gita a Praga si trasforma in un percorso virtuale nella Praga digitale. Crepet sottolinea con enfasi che “[u]n viaggio non è soltanto un’esperienza visiva o uditiva. Andare a Praga, conoscere Praga, significa leggere Kafka, camminare sui ciottoli di Malá Strana, il quartiere dove l’odore di birra si mischia alla musica dei locali, tra vicoli e scalinate lucide di umidità” (pp.72-73).

Un’esperienza nel mondo fisico vale molto di più – in termini qualitativi – di un’esperienza con il suo surrogato virtuale; significa relazionarsi a un diverso modo di vivere e concepire l’esistenza, le relazioni fisiche tra persone, così come tra le persone e gli spazi.

Altro tema dominante in Baciami senza rete è la dipendenza dalle tecnologie. Retomania, in inglese Internet Addiction Disorder e nomofobia, la paura del no mobile, cioè “il terrore di rimanere senza connessione” (p.51), sono solo alcuni esempi. Tra le conseguenze sociali e individuali rilevanti si annoverano “ansia, aggressività, perdita della memoria, problemi cognitivi, oltre il precoce abbandono scolastico” (p.55).

Crepet offre degli stimoli interessanti sull’uso e forse su quello che ormai rappresenta l’abuso del digitale nel nostro quotidiano. Tuttavia, l’analisi di Crepet in Baciami senza rete mi sembra nel suo complesso superficiale in diversi passaggi e priva di novità sostanziali. Il testo spazia su tanti, troppi temi, dall’educazione in società iper-tecnologizzate, ai disagi dell’individuo nel digitale, ai rapporti inter-personali, ai meccanismi di profiling dei siti web, all’intelligenza artificiale, ai rischi che l’eccessiva automazione pone per il mondo operaio. Crepet avrebbe potuto focalizzarsi solo su alcune tematiche, approfondendole in modo opportuno, in modo tale da informare e provocare il lettore in modo specifico. Il testo è invece una carrellata di battute già conosciute su temi piuttosto spinosi.

Inoltre, molte delle conclusioni cui Crepet perviene mancano di un certo rigore logico-argomentativo. Ad esempio, facendo una riflessione sui dibattiti in ambito politico, Crepet osserva: “Oggi va di moda insultare o urlarsi addosso, ma questo non è una conseguenza dell’imbarbarimento della classe dirigente, quanto il sintomo devastante dell’uso di strumenti di comunicazione che privilegiano, appunto, la compressione del pensiero anziché la sua soluzione razionale” (p.123).

A quanto pare se i politici si urlano addosso invece di instaurare dibattiti costruttivi per il benessere della comunità sociale è un problema indotto, secondo Crepet, dall’uso di certe tecnologie: come a dire che se una persona mette su qualche chilo è perché hanno inventato le macchine, non perché è pigra. O ancora, Crepet sostiene che l’uso dei lettori Mp3 renda la fruizione dei brani musicali “frammentata e nevrotica. Il risultato è che una melodia può essere costantemente interrotta, quindi l’ascolto diviene, inevitabilmente, superficiale” (p. 37; corsivo mio).

Insomma, l’impressione generale è che Baciami senza rete non proponga tanto una critica sistematica relativa all’uso di certe tecnologie, quanto un gridare “Al lupo!” anche quando il lupo non c’è. Al contempo non si può negare a Crepet il merito di aver scritto un libro di facile lettura su alcune problematiche spinose del nostro tempo il cui monito è: “Spegnete Facebook e baciatevi” (pp. 3-5). Un ottimo proposito per il 2017.

Riferimenti bibliografici

Crepet P. , Baciami senza rete, Mondadori, 2016