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Diffidate di un filosofo che sa di sapere (Bobbio)

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Confirm you are not a robot!

di Emilio Sanfilippo

Non so a quanti di voi sia già capitato ma personalmente mi trovo sempre più spesso imbrigliato in interminabili e a volte scoccianti procedure web a conferma della mia umanità; ad esempio, per poter accedere ai servizi di Google Scholar, sottoscrivere una mailing list, creare un account email, lasciare un messaggio in un forum e via dicendo.

Esempi classici sono basati sulla trascrizione di parole di non facile lettura (Fig. 1) o il riconoscimento (del contenuto) di immagini (Fig. 2). Tecniche informatiche di questo tipo sono note come CAPTCHA, Completely Automated Public Turing Test to Tell Computers and Humans Apart [1].

Fig. 1 – CAPTCHA basato su riconoscimento di parole

 

Fig. 2 – CAPTCHA basato sul riconoscimento di immagini

Qual è la loro utilità? Molto semplice: si vuole evitare che un certo prodotto o servizio online sia compromesso da attacchi informatici che possano comprometterne le funzionalità. L’amministratore di un forum, ad esempio, vuole essere sicuro che gli interventi sulla sua piattaforma non siano di programmi malevoli; oppure, un’azienda che fornisce account email non vuole ricevere migliaia di richieste da parte di utenti non-umani intenzionalmente programmati per alterare le prestazioni del servizio.

In sostanza, un CAPTCHA è un modo per prevenire certi fenomeni informatici. L’idea di fondo è semplice: vuoi iscriverti alla mailing list del mio sito o postare messaggi sul forum? Dimmi che sei un umano e non un programma che vuole attaccarmi. Come? Tra le immagini che ti mostro, segna quelle che contengono farfalle. Come a dire che–per un sistema CAPTCHA basato sul riconoscimento di immagini–essere un umano non significa, se vogliamo metterla in termini filosofici, essere un animale razionale ma essere capace di riconoscere il contenuto di un’immagine, ad es., essere capace di distinguere le farfalle dai leoni.2

Possiamo trarre qualche considerazione filosofica?

Il problema che i CAPTCHA pongono è piuttosto classico in Intelligenza Artificiale: come discriminare un essere umano da un essere artificiale basato su meccanismi computazionali? Problema che presuppone una chiara idea di cosa sia l’intelligenza umana rispetto l’intelligenza artificiale. Potremmo sempre tagliare la testa al toro facendo appello alla sfera corporea dell’umano. Dopotutto, essere un uomo significa essere dotati di un corpo biologico tramite il quale fare esperienza del mondo. Non mi pare, però, che il corpo sia molto d’aiuto. I dispositivi artificiali possono essere dotati a loro volta di sensori e attuatori per acquisire informazioni e reagire di conseguenza. Una macchina può avere dunque un corpo. Emozioni? Anche quelle non sembrano un fattore discriminante dato che si può istruire una macchina a manifestare un comportamento emotivo.3

Domanda: la macchina prova l’emozione? Sa cosa significa gioire, soffrire o amare? Qui le cose diventano complesse, se non altro perché la stessa considerazione può farsi per gli esseri umani.

Ad esempio, Marco manifesta il comportamento tipico di chi soffre; sta davvero soffrendo? E chi lo sa! Entra in gioco il problema della coscienza e del suo riconoscimento, “problema” perché—dopotutto—nessuno sa cosa essa sia.
Una macchina può essere cosciente? Soprattutto, abbiamo modo per dire che non lo è (o non lo sarà)?4

○ ○ ○

[1] Von Ahn, Luis, Manuel Blum, and John Langford. “Telling humans and computers apart automatically.” Communications of the ACM 47.2 (2004): 56-60.

[2] I sistemi CAPTCHA sono basati su problemi irrisolti di Intelligenza Artificiale (AI). L’assunzione è che un programmatore malintenzionato non possa risolvere un problema di AI con una precisione maggiore rispetto la conoscenza dell’intera comunità scientifica. La strategia è quindi win-to-win: se un CAPTCHA non viene sconfitto, allora il problema di AI che ne è alla base rimane irrisolto e dunque persiste; se invece viene sconfitto, si è superato un limite conoscitivo a beneficio della comunità scientifica (ma a discapito di chi ha subito l’attacco).

[3] A dirla tutta la macchina può anche istruirsi da sé (da vedere: machine learning).

[4] Segnalo un articolo a carattere divulgativo di Adam Frank, Di cosa è fatta la coscienza, apparso su Internazionale n.1220, 2017.

Informazioni su CAPTCHA:
http://www.captcha.net/

Ulteriori riferimenti:

Frankish, Keith, and William M. Ramsey, eds. The Cambridge handbook of artificial intelligence. Cambridge University Press, 2014.

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