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Cosa significa il fascismo oggi? (1/2)

Stuart Davis | "Artists Against War and Fascism", 1936

di S.Pappalardo

“Fascism isn’t going to arrive doing a Nazi salute. It’s more likely to emerge in a sharp suit.
And lately has been polished up so that it sounds presentable too. […] “
(R. Shabi – If fascism arrived tomorrow, would we recognise it?, TheGuardian.com)

A più di settant’anni dalla fine di Mussolini la retorica e l’ideologia della destra rivoluzionaria imperversa indisturbata, riscuotendo un consenso sempre più vasto e trasversale. Malgrado si cerchi di minimizzare o ignorare il fenomeno, assistiamo a un’inquietante diffusione di concetti e idee che tradizionalmente appartengono alla cultura fascista.

Credo che le persone disposte a dichiararsi orgogliosamente e sfacciatamente fasciste continuino ad essere una minoranza. Ma quando si toccano questioni come l’immigrazione, l’euro o la crisi economica, le argomentazioni e le soluzioni proposte da questa minoranza trovano oggi un immediato e larghissimo riscontro. Sono sempre più frequenti i casi di individui che, pur rifiutando l’etichetta di “fascista”, si trovano a ragionare, argomentare e ad agire da estremisti di destra.

È in corso un processo di normalizzazione del discorso fascista, che è sempre più tollerato, compreso e iniettato nel quotidiano. Prova ne è il tentativo di abbandonare la contrapposizione fascismo-antifascismo in nome di un improbabile fronte comune per contrastare le dittature planetarie della finanza e delle multinazionali.

È il caso – non certo isolato – di personaggi come Diego Fusaro, per i quali eventuali derive nazionaliste, xenofobe o squadriste rappresentano un’inezia rispetto alla minaccia rappresentata dal Leviatano giudaico-massone che manipola spread e flussi migratori, cambiamenti climatici e orientamento sessuale (sic!). Il militante rossobruno sembra avere pochi dubbi in merito; istanze comunitarie, identitarie e nazionaliste sono l’unica alternativa al nuovo ordine mondiale.

L’argomentazione muove dalla nota distinzione tra fascismo come “oggetto” (storico, stroncato con la fucilazione di Mussolini) e fascismo come “proprietà”, cioè come connotazione di certe pratiche autoritarie, per affermare che il “vero” fascismo oggi è rappresentato dal capitalismo finanziario e dalle banche.

Analisi in parte condivisibile, ma che sembra mirare più a screditare l’antifascismo – ritenuto obsoleto e inutilmente rancoroso – che non i movimenti neofascisti. Per intenderci, non ho motivo di dubitare di Fusaro quando afferma che durante il ventennio sarebbe stato un antifascista “serio”, come lo fu Gramsci, ma dubito fortemente che Gramsci avrebbe mai accettato di tenere una rubrica1 per Casa Pound.

Inoltre questa argomentazione tralascia un aspetto decisivo. Marcare sulla natura dittatoriale e autoritaria del fascismo, cioè sul suo manifestarsi nella storia come fenomeno calato dall’alto da odiosi tiranni, significa lasciarne in sordina un aspetto fondamentale; ovvero il riscontro che esso ha e ha avuto tra la gente come progetto etico-politico, come proposta di valori condivisi e legittimi al quale volontariamente gruppi politici e individui hanno aderito e continuano ad aderire, malgrado la sua natura dittatoriale e totalitaria.

Il fascismo insomma non è solo un fatto storico, ma è qualcosa che può esistere ancora oggi come una specifica attitudine. Essa esprime una vocazione dell’uomo all’asservimento, immortalata da La Boetie nel suo sempre attuale Discorso sulla servitù volontaria – ovvero una predisposizione dell’individuo all’autoritarismo e alla prevaricazione

È una questione da non sottovalutare; perché è in atto un discorso che va ben oltre il confine storico in cui si vorrebbe relegare il fascismo, e questo discorso oggi gode di un riscontro sempre più esteso malgrado di fatto riprenda tutti, o almeno buona parte, dei temi tipici della destra rivoluzionaria: l’autoritarismo, il dichiararsi né di destra né di sinistra, l’appello alla difesa della nazione contro il capitalismo finanziario, il complottismo giudaico-massone, l’incapacità della rappresentanza parlamentare ecc.

Due anni fa su questo sito ci chiedevamo: quanto è attuale il fascismo? In che senso ne parliamo oggi? Il nostro intervento aveva eluso la domanda, limitandosi a indagare il fascismo delle origini, fenomeno storicamente collocato e incentrato sulla figura di Mussolini. La questione sul come il fascismo si riverbera oggi nello scenario politico e sociale italiano rimane aperta; quanto esso è reale, concreto, plausibile? Perché non è solo tollerato ma è persino ritenuto auspicabile?

Di seguito riporto testi e autori che hanno affrontato la questione da molteplici prospettive. Pur essendo un fenomeno complesso e refrattario a una definizione univoca, il fascismo sembra affiorare nel nostro quotidiano sotto forme ben precise, ovvero come memoria storica, come strategia politica e infine come una specifica attitudine.

Non ho la pretesa di essere esaustivo, ciò che mi limito a fare in questo articolo è poco più di un collage. Ritengo però che sforzarsi di comprendere e riconoscere il fascismo oggi sia qualcosa di impellente e necessario. Confido quindi che le fonti riportate possano rappresentare utili spunti per chiunque voglia approfondire la questione.

IL FASCISMO COME MEMORIA STORICA

Prima considerazione: l’Italia non ha mai fatto i conti realmente con il ventennio fascista, né ha mai vissuto un processo di“defascistificazione” analogo a quello tedesco. Mentre i tedeschi dovettero rispondere al mondo intero per Hitler, affrontando l’esame del proprio passato nazista, in Italia il periodo fascista è stato piuttosto rimosso, privilegiando l’interpretazione crociana della “parentesi”; un episodio contingente, sgradevole e da dimenticare. (Focardi, 2004)

Sin dagli albori della prima repubblica i fascisti furono non solo tollerati ma praticamente riabilitati. Con la nascita del MSI (dicembre 1946) ex funzionari della Repubblica di Salò e intellettuali fascisti tornarono attivamente nella vita politica e culturale della neonata democrazia italiana, attraverso un processo di integrazione che permetterà una lenta e graduale riabilitazione del ventennio agli occhi dell’opinione pubblica, sia da un punto di vista storico che politico (Parlato, 2006)

Le ragioni che spiegano la mancata “defascistizzazione” sono molteplici. Determinante fu il sodalizio che nacque tra gli americani e i fascisti in chiave anticomunista, sia durante la Repubblica di Salò (celebre il doppiogoco del principe Valerio Pignatelli) che, successivamente, con il MSI grazie all’intelligenza politica di figure come Pino Romualdi (Parlato, 2015)

Un altro motivo si deve alla complicata situazione militare e politica dell’Italia l’indomani del’8 Settembre, che vedeva italiani alleati con gli anglo-americani combattere italiani alleati con i tedeschi, ma fu una guerra che non sfociò mai in un conflitto fratricida tra “italiani contro italiani”, fu piuttosto una guerra civile “a bassa intensità” (Caprara e Semprini, 2009).

Verosimilmente, ciò ha reso difficile, se non impossibile, una qualsiasi presa di coscienza del tragico periodo di divisione del popolo italiano, impedendo quindi qualunque processo di riconoscimento del conflitto e dunque di reale e concreta ricomposizione e riconciliazione con la propria memoria storica.

A questo si aggiunse la necessità per quella parte d’Italia che vinse (o meglio non perse) la guerra, di dissociarsi dal passato ventennio per garantire all’Italia una pace non punitiva – a differenza della “pace cartaginese che subì la Germania hitleriana. Intellettuali antifascisti e classe dirigente si spesero per ridimensionare l’esperienza fascista agli occhi degli Alleati, minimizzandone la portata e rimarcando gli elementi di differenziazione fra fascismo e nazismo piuttosto che gli elementi comuni; il “bravo italiano” era diverso dal “cattivo tedesco” e non meritava lo stesso trattamento.

Il fascismo in Italia andava inteso, per dirla con Croce, come un male passeggero, velleitario, che l’italiano aveva accettato e sopportato più per opportunismo che per vocazione. Molte colpe dell’Italia fascista furono taciute o drasticamente ridimensionate, mentre gli italiani venivano descritti come intimamente refrattari alla dittatura, a cui avevano prestato un consenso solo di facciata (mentre i tedeschi, loro si, erano convinti e fanatici sostenitori del nazismo e del suo Führer). Vennero persino mitigati eventi criminali come le leggi razziali , le deportazioni degli ebrei e l’ingresso dell’Italia in guerra (Franzinelli, 2009).

Stessa sorte toccò alla figura del duce, che doveva per forza essere diversa da quella deviata e criminale del Furher. Con l’intento di screditare e ridicolizzare il fascismo si è sviluppato un antimito che ha disconosciuto la figura di Mussolini come capo di una moderna dittatura totalitaria, preferendo quella dell’istrione vanitoso, del Cesare di cartapesta privo di un vero progetto politico. Quasi una vittima egli stesso piuttosto che un carnefice. Un Mussolini innocuo insomma, paterno, a cui si può solo rimproverare di aver frequentato cattive compagnie.

L’insieme di questi fattori ha contribuito ad una riabilitazione del ventennio e del duce “amico degli italiani” prêt-à-porter, tanto superficiale e banale quanto impermeabile ad ogni critica e giudizio storico.

Il risultato è stato un patetico buonismo di destra che oggi assolve il regime fascista e accusa l’antifascismo di essere stato eccessivamente cruento; si scandalizza per la fucilazione senza processo di Mussolini ma ignora i massacri squadristi; commemora le foibe ma tace sui massacri perpetrati in Grecia, ad Addis Abeba o nei Balcani; delegittima il 25 Aprile ma tace omertoso sulle responsabilità dei fascisti per gli eccidi delle fosse Ardeatine, per la strage di sant’Anna, di Marzabotto e centinaia di altre ancora fino ad arrivare allo stragismo nero degli anni ‘70 (per approfondimenti rimando all’ottimo lavoro portato avanti dal progetto Cannibali e Re

Non stupisce allora se oggi, nelle caserme e nella politica, negli stadi e nelle scuole, sui social e alla televisione, la figura di Mussolini continua ad essere una presenza ingombrante e virale, in grado di attizzare i sogni proibiti di milioni di italiani. Come un rigurgito, un pasto mal digerito, la memoria del fascismo continua ad affacciarsi sul nostro quotidiano.

Non si può quindi facilmente liquidare la questione dichiarandone frettolosamente il decesso. Bisogna piuttosto guardarsi da chi sostiene la fine del fascismo (e quindi dell’antifascismo): costui o è un ingenuo o è in cattiva fede.

[Cosa significa il fascismo oggi? – seconda parte]

NOTE
[1] https://www.facebook.com/ilprimatonatsionale/videos/1810030342386570/

BIBLIOGRAFIA

De La Boétie E., Discorso sulla servitù volontaria,1979, Milano, Jaca Book | pdf

Focardi F., 2004, La memoria del fascismo e il “demone dell’analogia”, in Faschismen im Gedächtnis / La memoria dei fascismi, a cura di A. Di Michele e G. Steinacher, numero monografico di «Geschichte und Region / Storia e Regione», a. XIII, n. 2, 2004, pp. 55-74 | pdf

Parlato, Giuseppe. 2006. Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia. Bologna: Il Mulino

Parlato, Giuseppe. 2015. Neofascismo italiano e questione razziale, In Leggi razziali. Passato/presente, edited by Giorgio Resta and Vincenzo Zeno Zencovich, 147–179. Roma: RomaTre Press | pdf

Caprara, M. and Semprini, G.. 2009. Neri! La storia mai raccontata della destra radicale, eversiva e terrorista. Roma: Newton Compton

Franzinelli, M. 2009, Mussolini, revisionato e pronto per l’uso, In La storia negata: il revisionismo e il suo uso politico, edited by Del Boca, A., 203–236. Vicenza: Neri Pozza | pdf

3 Comments

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    gianmario longoni

    di particolare attualità, motivo e occasione di riflessione

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    Maurizio Enzo Lazzerini

    Purtroppo la quasi totale acquiescenza del popolo ad un regime che sembrava vacillare dopo il 1924 la pusillanimita della gran massa degli intellettuali che sempre hanno privilegiato i loro interessi di carriera ad una critica del sistema fino alla vergognosa debacle del 1938 costituiscono un pesante retaggio che la resistenza la vittoria della democrazia parlamentare non ha superato. adesso il fascismo ha assunto nuova forza come imperialismo economico e guerrafondaio dittatura di caste decrepite integralismo religioso consumismo indotto e stupidità collettiva ed individuale che nelle mille forme che assume risulta sempre vincente qusi come volontà di autodistruzione.Bisogna capire ed approfondire una nuova antropologia.

  3. Avatar

    Interessante ed efficace. Ma manca il ruolo dei P.C.I.isti nella post resistenza, come il reinserimento dei fascisti nella burocrazia statale, il disarmo coatto dei partigiani rivoluzionari, la marginalizzazione e poi la criminalizzazione di esperienze antifasciste come la Volante rossa…

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