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Il Dio paradossale. Riflessioni sulla razionalità del messaggio cristiano

'Bozzetto per “LTI” detto Il grande T' , Giacomo Balla, 1923-24

di Rosario D’Amico
 

In questo scritto, nel tentativo di raggiungere un’interpretazione razionale di un aspetto essenziale del cristianesimo, l’autore cerca di fornire anche una spiegazione sistematica e rigorosa della sua visione della realtà, non rinunciando ad aggiungere alcuni giudizi su questioni delicate come quelle del male, del concetto di evento casuale e della probabilità. Nell’alveo della tradizione matematica, il discorso risulta forse un po’ astratto e procede quasi cristallizzato in formule, secondo i dettami del metodo deduttivo, ossia per definizioni, assiomi e asserzioni e non per argomentazioni più ampie e diffuse. Tuttavia se si ha la pazienza di accostarsi a questa trama serrata e a prima vista un po’ indecifrabile, emerge un approccio originale al nostro sistema mondo.

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3 Comments

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    D'Amico R.

    E’ utile fare due precisazioni importanti su questo lavoro. La prima consiste nel provare che sono logicamente è equivalenti le due proposizioni p e q seguenti: p = “I è onnipotente, cioè può fare ciò che vuole” e q= “I non subisce niente che voglia non accada o non sia”, dove “I” un individuo. Mostriamo a tal proposito che valgono contemporaneamente le relazioni 1 e 2 seguenti :
    1) p implica logicamente q. Se q fosse falsa, ossia se I subisse qualcosa, chiamiamola A, che voglia non accada o non sia, allora esisterebbe qualcosa ( la negazione di A) che I, pur volendo, non potrebbe realizzare. In questo caso, pertanto, sarebbe vera la negazione di p.
    2) q implica logicamente p. Se p fosse falsa, ossia se ci fosse qualcosa, chiamiamola A, che I, pur volendo, non può realizzare, allora I subirebbe qualcosa ( l’impossibilità di realizzare A) che non vuole. In questo caso, varrebbe dunque la negazione di q.
    La seconda precisazione su questo scritto consiste giustificare l’affermazione che si trova nella dimostrazione di pag 32: “Dio avrebbe potuto evitare che I subisse l’azione disonesta di U soltanto facendo in modo che l’evento – A si verificasse in ogni possibile prova di C” . Ciò è senza dubbio vero. Infatti, l’atto di prevaricazione U vs I è ovviamente uno scandalo e quindi, per quanto visto nel paragrafo precedente(dell’articolo), il suo essersi verificato è stato una logica conseguenza dell’esistenza di almeno una materia seconda che compone il mondo in cui viviamo. Dio, pertanto, avrebbe potuto neutralizzare l’azione disonesta U vs I solamente agendo sull’evento A, ossia impedendone il presentarsi in ogni prova di C.

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    R

    Anche in questo scritto, similmente alla “teoria dei molti mondi possibili” di Leibniz, Dio, onnipotente e infinitamente buono, dà momento per momento l’esistenza al nostro mondo (lo destina) “scegliendo” continuamente il migliore tra gli infiniti mondi possibili che sono lì, fuori dal tempo, coesistenti l’uno distinto dall’altro nella Sua disponibilità.
    Allo stesso modo, si assume anche che Dio consideri migliore quel mondo in cui la sofferenza e il malcontento raggiungano il minor livello possibile.
    Tutti questi mondi, che hanno in comune un nucleo immutabile (quanto predestinato da Dio), sono specificati istante per istante dalla complessità del nostro attuale sistema mondo (che comprende ovviamente l’operare dell’uomo e le sue libere scelte) e quindi in funzione degli eventi casuali ad esso relativi; ciò riduce il numero di alternative “al momento” disponibili (a Dio) al numero di tutte le possibili combinazioni di tali eventi.
    Infine, a differenza di quanto sostenuto da Leibniz, Dio qui non avrebbe potuto creare un mondo in cui non ci fosse affatto il male essendo quest’ultimo una nota essenziale del mondo stesso.

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    D'Amico Rosario

    Vademecum per i lettori del saggio:
    “Il Dio paradossale, Alcune Riflessioni sulla razionalità del messaggio cristiano”

    Ⅰ) ( a chi si rivolge? Qual è la sua natura?):
    Questo lavoro è di stampo filosofico, poiché presenta entrambi i fattori di cui ogni sistema filosofico è il prodotto: sia quello inerente alle condizioni religiose ed etiche – tratta infatti di un problema teologico – sia quello riguardante le ricerche cosiddette “scientifiche” ossia ciò che può essere formulato in modo razionale – vengono introdotti i concetti di evento e probabilità, e dedotte le principali conseguenze logiche -. Esso si rivolge principalmente al credente e cerca di fornirgli una spiegazione filosofica di un aspetto centrale del cristianesimo che gli permetta di legittimare razionalmente la sua fede.

    II) (contesto):
    L’epoca moderna è dominata dalla scienza e dalla tecnologia; ciò rende decisamente attuale la seguente riflessione di B. Russell: “le tradizionali convinzioni religiose conservano la loro importanza, ma è diffusa la percezione che hanno bisogno di giustificazione e vengono modificate ogniqualvolta la scienza lo rende indispensabile”. Nasce perciò l’esigenza di trattare razionalmente alcuni aspetti delle religioni(in questo caso del cristianesimo).

    III) (obiettivo):
    L’obiettivo che ci si prefigge è quello di tentare di rispondere razionalmente al seguente interrogativo: “Essersi incarnato” e “aver subito l’ignominiosa e crudele morte di croce” sono due accadimenti che possono aver riguardato un dio onnipotente e buono come il Dio cristiano?
    Poiché ci si propone di vagliare soltanto la compatibilità logica tra i suddetti eventi e una divinità creatrice buona e onnipotente, non sono state considerate (perché non necessarie a tale scopo) eventuali altre caratteristiche o vicende (ad esempio, la Resurrezione) che hanno interessato o interessano tale divinità.

    Ⅳ) (Attinenza alla realtà):
    In questo lavoro si è cercato di dare una spiegazione sistematica e rigorosa di una particolare visione della realtà, non rinunciando ad aggiungere alcuni giudizi su questioni delicate come quelle del male e della probabilità. Uno dei risultati più rilevanti che è stato raggiunto consiste nell’aver fornito prova di una legge fisica nota come legge statistica dei grandi numeri: “In una sequenza di prove ripetute un numero grande di volte, nelle quali la probabilità p di un evento E sia sempre la stessa, la frequenza relativa di E è approssimativamente uguale alla probabilità p. L’approssimazione migliora al crescere del numero delle prove effettuate”. Tale legge è stata dedotta da un sistema di assiomi che, oltre ovviamente a quelli classici del calcolo delle probabilità, comprende l’esistenza di un dio creatore buono e onnipotente.
    L’elemento di novità che qui si introduce consiste quindi nel mostrare che non sono più soltanto le convinzioni religiose ad avere bisogno di adattarsi alla scienza modificandosi ogniqualvolta la scienza lo richiede, ma che alcune conclusioni concernenti le leggi della natura possono essere subordinate a ipotesi teologiche, le quali possono talvolta contribuire a formare le premesse dentro cui tali conclusioni sono implicite. La speculazione teologica-filosofica sembra così, paradossalmente, poter condurre a conoscenze definite.

    Ⅴ) (metodo):
    Nell’alveo della tradizione matematica, il discorso risulta procede quasi cristallizzato in formule, secondo i dettami del metodo deduttivo, ossia per definizioni, assiomi e asserzioni e non per argomentazioni più ampie e diffuse.

    Ⅵ) (posizioni simili sostenute da altri anche in ambiti differenti):
    Anche in questo scritto, similmente alla “teoria dei molti mondi possibili” di Leibniz, Dio, onnipotente e infinitamente buono, dà momento per momento l’esistenza al nostro mondo (lo destina) “scegliendo” continuamente il migliore tra gli infiniti mondi possibili che sono lì, fuori dal tempo, coesistenti l’uno distinto dall’altro nella Sua disponibilità. Allo stesso modo, si assume anche che Dio consideri migliore quel mondo in cui la sofferenza e il malcontento raggiungano il minor livello possibile. Tutti questi mondi, che hanno in comune un nucleo immutabile (quanto predestinato da Dio), sono specificati istante per istante dalla complessità del nostro attuale sistema mondo (che comprende ovviamente l’operare dell’uomo e le sue libere scelte) e quindi in funzione degli eventi casuali ad esso relativi; ciò riduce il numero di alternative disponibili a Dio (in un dato momento) al numero di tutte le possibili combinazioni di tali eventi. Dio quindi, analogamente a quanto sostenuto da Boezio Ⅵ secolo, esisterebbe fuori dallo spazio-tempo, costruirebbe il Creato e lo manterrebbe in esistenza agendo istante per istante. Ciò risponderebbe ad una degli interrogativi più forti che si pone chi ammette un progetto di Dio creatore: Se il tempo è compreso nel Creato e obbedisce alle leggi della fisica, ha senso dire che Dio è causa del tempo (in quanto Sua creatura) quando sappiamo che la causa è prima dell’effetto ed è quindi calata nel tempo, e il tempo deve esistere necessariamente prima che una cosa ne causi un’altra?
    Per quanto concerne la possibile presenza di mondi coesistenti fuori dal nostro spazio-tempo, il concetto di multiverso «fu anche proposto per la prima volta nella cosiddetta “interpretazione a molti mondi” della meccanica quantistica di Hugh Everett III, nella sua tesi di dottorato (The Many-Worlds Interpretation of Quantum Mechanics, abbreviata in MWI): ogni misura quantistica porta alla divisione dell’universo in tanti universi paralleli quanti sono i possibili risultati dell’operazione di misura. Gli universi costituenti il multiverso sono identici strutturalmente, e possono esistere in stati diversi anche se possiedono le stesse leggi fisiche e gli stessi valori delle costanti fondamentali. Gli universi costituenti sono inoltre non-comunicanti, nel senso che non può esservi transito di informazioni tra di essi».(cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Multiverso)

    Ⅶ) (prospettive):
    Il tipo di tematiche trattate e le soluzioni proposte possono rivelarsi utili nell’affrontare problemi simili ancora dibattuti:
    1) Pluralità delle lingue: Supposta attendibile la storia della Torre di Babele narrata dalla Bibbia, come ha fatto Dio a confondere le lingue degli uomini? Cosa ha mosso nello scacchiere del mondo perché si ottenesse tale risultato?
    2) Esistenza sia di credenti che di non credenti. Perché esistono i non credenti(in Dio)? Perché il credo che l’uomo accetta è in genere lo stesso professato dalla comunità cui appartiene?
    3) Libero arbitrio umano. Libertà e determinismo sono compatibili? Come può Dio portare a compimento un suo disegno prestabilito che per realizzarsi necessita dell’adesione della libertà umana?

    Ⅷ) (Precisazioni sulla definizione di mondo o Creato):
    c1) Il mondo (o Creato) è qui definito come l’insieme e l’ordine di tutte le cose visibili e invisibili realmente esistenti, ossia, per 1.1 e 1.3, come la totalità delle creature di Dio (che hanno una sola collocazione spazio-temporale e sono conoscibili grazie alla scienza) e Dio stesso, dove:
    1.1) Dio è il creatore di tutto ciò che esiste;
    1.3) Dio partecipa tangibilmente a ogni momento della Storia, nel senso che Dio e la Natura sono presenti effettivamente in un’unica realtà, che è il mondo in cui viviamo.
    La definizione di Creato(mondo), data in c1, implica che il Creato racchiude in sé necessariamente tutto ciò che esiste. Infatti, ogni creatura di Dio deve avere un’unica e precisa origine, generalmente con principio in un altro essere, e quindi una sola collocazione spazio-temporale. Se così non fosse tale essere si identificherebbe con Dio stesso ( e apparterrebbe al Creato per c1), essendo quest’ultimo l’unico essere eterno e illimitato senza origine né principio in altro essere. Quanto appena detto non esclude ovviamente la possibilità che esistano esseri che stanno nello spazio invisibile in una collocazione reale del nostro spazio, in una sorta di sub-spazio; essi vivrebbero in un ambito spazio-tempo diverso da quello cui siamo abituati con strutture fisiche diverse dalle nostre.
    Si osservi infine che Dio è per 1.3 un essere reale e quindi non-contraddittorio; Egli quindi non può creare nulla che coinvolga una contraddizione (nel senso che noi diamo a “contraddizione”). Ne segue che ogni creatura di Dio deve essere conoscibile tramite la scienza, cioè devono esserci i criteri oggettivi per stabilire se ogni proposizione che ad essa si riferisce è vera o falsa. Prova ne sia che riusciamo a comprendere razionalmente (scientificamente) anche le caratteristiche di quelle creature di Dio – come ad esempio gli Angeli, gli spiriti ecc. – che non sono percepibili nel modo consueto ma di cui abbiamo notizia tramite i veggenti, i profeti o le rivelazioni private. Ogni essere appartenente al Creato può dunque esserci rivelato, nel senso che, qualora venisse esplicitato completamente e perciò divenisse tecnicamente accessibile all’uomo, saremmo in grado di riconoscerne la presenza, distinguerlo e catalogarlo.

    Ⅸ) (Il problema del male nel mondo):
    L’inevitabile presenza del male o meglio dei difetti nel mondo (cioè le cose o azioni che l’uomo soggettivamente ritiene siano limitative, dannose o offensive per se stesso) è qui una conseguenza logica della non totale precisione (attitudine a tradurre fedelmente la volontà divina) delle creature di Dio. Minore è il grado di precisione degli esseri che popolano il Creato, minore sarà la probabilità dell’evento “presenza di difetti nel mondo” e quindi minore la frequenza con cui tale evento si verifica, avendo provato che, se esiste un Dio onnipotente e buono, la frequenza di un evento è un’approssimazione della sua probabilità. Poiché ogni creatura è necessariamente imprecisa, il male obbligatoriamente ha pervaso e pervade tutto il creato – esisteva già nel Paradiso Terrestre dove il serpente tentò i nostri progenitori (Gen 1, 3-4) – e si trova anche nelle opere più sante. Pertanto, a differenza di quanto sostenuto da Leibniz, Dio non avrebbe potuto creare un mondo in cui non ci fosse affatto il male essendo quest’ultimo una nota essenziale del mondo stesso.
    Alcuni pensatori, tra i quali Sant’Agostino, hanno difeso una posizione simile alla nostra ritenendo che il male (almeno quello “cosmico”) fosse da attribuire all’imperfezione delle creature di Dio, alla perdita di perfezione a cui si va incontro scendendo da Dio lungo la scala dell’essere, quindi al risultato imperfetto dell’azione di un principio perfetto (Dio) su una materia riluttante. Ciò tuttavia giustifica soltanto la possibilità che ci siano i difetti (il male) nel mondo ma non spiega perché i difetti possibili diventano reali.

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