di Federico Sciacca
Se le filosofie (ma anche le scienze) contemporanee ci hanno insegnato qualcosa, questa è la caduta, la crisi, se non l’impossibilità dei fondamenti certi e assoluti. È crollata l’idea di un sistema di pensiero fondato su un’idea fissa, vera, eterna, immutabile, un principio da cui discendere tutto. Questo non vuol dire che la filosofia, in quanto scienza olistica, debba rinunciare alla pretesa di abbracciare e categorizzare la totalità, a tentare di comprendere il mondo, ad “apprendere il proprio tempo”.
Come conciliare allora queste due istanze, la prima che spinge verso l’individuazione del principio per la comprensione della totalità e la seconda sull’impossibilità del principio?
La premessa che occorre fare è che, nonostante tutta la storia della filosofia ( con definizioni della filosofia che le danno un carattere privilegiato), la filosofia è un’attività umana come tante altre, che non gode né di nessun privilegio né di nessuno statuto particolare che la rende migliore o più importante delle altre.
Detto ciò, mi sembra evidente la necessità da parte dell’uomo di interrogare il mondo (quale che sia l’origine di questo bisogno, qui è del tutto indifferente) e di sintetizzare le conoscenze acquisite Continue reading
