…filosofeggiando sul web

Filosoficamente


La mia ragazza è un tropo! 8

Posted on agosto 09, 2010 by Emilio

di Emilio M.Sanfilippo

A conclusione di un saggio del 1912, titolato The World of Universals, Bertrand Russell comparava la perfezione e immutabilità degli universali – la delizia dei logici, dei matematici e di tutti coloro che amano più la perfezione che la vita – con la vaghezza e indefinitezza del mondo dell’esistenza. Eppure, affermava il filosofo inglese, è proprio questo il mondo nel quale consumiamo la nostra vita, le nostre passioni, i nostri sentimenti e pensieri e sebbene sia sempre possibile preferire l’uno all’altro, o considerare l’uno il pallido riflesso dell’altro, non appena li si è distinti, i due mondi non possono più essere lasciati a sé e diventa necessario studiarne i reciproci rapporti.

La teoria dei tropi è una teoria metafisica/ontologica, elaborata in tempi recenti da Donald Cary Williams sul problema delle proprietà1, che cerca di aggirare il problema dell’esemplificazione delle proprietà e degli universali, in un modo che tuttavia è oggi molto conteso e dibattuto. In maniera piuttosto intuitiva, una proprietà è qualunque cosa definisce il carattere di un’altra cosa: se diciamo che y è una proprietà dell’oggetto x, allora x è definito da y, ossia y caratterizza x (si potrebbe anche dire che x esemplifica y). Uno degli aspetti più interessanti della metafisica contemporanea è capire cosa significa che certi oggetti esemplificano certe proprietà e certe proprietà ineriscono in certi oggetti, dato che tra l’oggetto e le sue proprietà – tra nomi e aggettivi – deve esserci una qualche differenza logica e ontologica. Per dirlo in termini diversi, cosa significa che tutti i giocatori della nazionale italiana indossano la stessa maglia, che Alonso e Massa guidano per la stessa scuderia automobilistica, che più utenti utilizzano la stessa rete telefonica, che io scrivo sullo stesso modello di computer su cui scrivono tanti altri studenti? Chiaramente Buffon e Marchetti non vestono la stessa identica maglia, così come Alonso e Massa guidano diverse macchine. Per dirla con D.C. Williams, se riuscissimo a giustificare la somiglianza per differenza – perché ogni maglia dei giocatori della nazionale è simile e diversa dalle altre – riusciremmo a spiegare l’anatomia di qualsiasi altra cosa, “dagli elettroni e le mele fino agli arcangeli e il Mondo Intero”.

La proposta di Williams è considerare i costituenti principali di questo e ogni mondo possibile degli enti particolari astratti: i tropi. La loro principale caratteristica è non essere universali ma particolari: se Socrate è saggio, allora l’individuo Socrate è un particolare concreto e la sua particolare saggezza un tropo, ossia quella particolare saggezza di cui gode l’antico filosofo greco e solo lui. Se la mia macchina è rossa, la maglia di Buffon è azzurra e il mio cane sorride, allora quel particolare rosso, quel tipico colore della maglia del capitano della nazionale e il modo di sorridere del mio cane sono nient’altro che particolari astratti di particolari concreti. Ecco il motivo per cui Williams considera i tropi l’alfabeto dell’essere: sono tutto ciò che siamo capaci di ammirare, considerare e studiare e proprio questa è la ragione per cui la teoria dei tropi per Williams ha un forte peso non solo in ambito ontologico ma anche epistemologico – conosciamo solo tropi e non oggetti concreti.

Quando Williams considera il carattere astratto dei tropi intende contraddistinguere ciò che è meno del tutto cui appartiene e dato che ogni cosa, a eccezione del Mondo Intero, è parte di qualcosa, allora tutto, a eccezione del Mondo Intero, è astratto. Allora che un tropo è un particolare astratto, significa proprio che è un aspetto singolare di quell’oggetto specifico e in quanto “aspetto” dell’oggetto, minore del tutto.
Per riassumere, quindi, secondo Williams le proprietà non son universali ma enti particolari, collocati in una posizione unica e irripetibile nello spazio e nel tempo; tutti gli aspetti degli oggetti particolari sono tropi e gli oggetti stessi sono fasci di tropi compresenti. Il fatto che tutti i membri della nazionale di calcio italiana indossano magliette azzurre, non significa che esiste l’azzurro da qualche parte come entità universale. Non lasciamoci trarre in inganno.

1D.C.Williams, L’alfabeto dell’essere, in Metafisica. Classici contemporanei, A. Varzi (a cura di), Laterza 2008

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“La mente fenomenologica. Filosofia della mente e scienze cognitive” di Gallagher, Zavi 2

Posted on giugno 04, 2010 by Emilio

di Emilio M. Sanfilippo

La fenomenologia, prima di essere una “filosofia della mente”, è un ripesare il rapporto “uomo-mondo” come “uomo nel mondo”. Se l’uomo, infatti, è scaraventato tra le cose, allora è compito della filosofia riscoprire un contatto preteoretico con le cose stesse, al di là di un atteggiamento filosoficamente determinato.
I presupposti teoretici dell’indagine fenomenologica sul mentale affondano le loro radici nella migliore fenomenologia tedesca e rappresentano un carattere inconsueto rispetto agli studi tradizionali delle neuroscienze. Per dirla con Searle, nonostante gli studi sulle strutture neuronali della mente, i neuroscienziati hanno dimenticato l’esperienza, che è proprio ciò che più conta dopotutto. La fenomenologia è allora scienza dell’esperienza, una riconsiderazione generale del classico rapporto tra ontologia e epistemologia, che vorrebbe porsi come una nuova Weltanschauung rispetto il realismo metafisico e l’idealismo classico. Read the rest of this entry →

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Riflessioni sul libero arbitrio. 3

Posted on aprile 22, 2010 by uccion

di Salvatore Pappalardo

Desidero riportare in questa pagina una serie di riflessioni relative al breve saggio di J. Searle, Libertà e neurobiologia. Trovo questo scritto interessante per la presenza di alcune problematiche ricorrenti nel pensiero filosofico che, a mio parere, insorgono sulla base di una pregiudizialità relativa al modo di concepire l’essere umano e il suo rapporto con il mondo. Non cerco una soluzione del problema, una sintesi da contrapporre a quella searliana, né tantomeno mi interessa riportare le conclusioni finali del filosofo americano. Per quanto suggestive esse siano preferisco concentrarmi sulle premesse del discorso. Queste infatti costituiscono l’ossatura – le fondamenta – su cui poggia l’intera argomentazione. Si dice che il diavolo si nasconda nei dettagli, beh, lo stesso si può dire per le premesse. Read the rest of this entry →

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Appunti sulla coscienza 2

Posted on aprile 15, 2010 by Emilio

di Emilio M. Sanfilippo

Vi è qualcosa di sacro in ogni essere che non sa di esistere, in ogni forma di vita indenne da coscienza. Colui che non ha mai invidiato il vegetale ha solo sfiorato il dramma umano

Emil Cioran, La caduta nel tempo

Corro per una strada di campagna, osservo il paesaggio sbiadito al mio sguardo sudato mentre sento il costante aumento dei battiti cardiaci e il respiro farsi pesante. I minuti passano e il passo incerto si fa sempre più calzante e deciso per quella strada che ormai non rappresenta più un ostacolo. Tutt’altro: adesso sembra spingermi. Un bagno caldo tonifica i muscoli stanchi e mi ritrovo in poco seduto davanti un quartetto di archi le cui sinfonie dischiudono i sentieri della mia immaginazione. Una farfalla si poggia sulla spalla della violinista, magnifica con i suo colori e con quel leggero battito d’ali che le è sufficiente a vincere il peso gravitazionale. Poi si poggia con eleganza sulla mia spalla e intona un melanconico canto. Uno squillo mi desta: la sveglia. Giudice del mattino, mi costringe a confinare il reale e l’onirico, a trincerare le inquietudini del quotidiano in un mondo di fantasmi e illusioni. Mi giro nel letto, il sole entra dalle fessure della finestra: inizia un’altra giornata.
Il pensare e il pensiero; il logico e l’irrazionale; l’amore e l’odio; il ricordo e l’oblio. Il sonno e la veglia. Quell’affascinante quanto tragica esperienza della coscienza, che senza rendercene conto è la condizione stessa dell’esistenza. In ogni istante, attimo dopo attimo, sappiamo chi siamo, localizzati nello spazio e determinati nel tempo: i ricordi della memoria, le attese della speranza, l’attenzione del presente.
La filosofia della mente è conoscenza critica e rigorosa – com’è rigorosa la filosofia – di ciò che siamo, luogo in cui l’esperienza filosofica e scientifica sfidano il muro della soggettività; è l’esercizio critico del pensiero sul pensiero stesso, la mente che indaga la sua forma e il suo contenuto; è rivolgere il pensiero non fuori di sé ma in se stessi, nell’autentico spirito socratico e agostiniano. Essa affonda le sue profonde radici nella storia del pensiero filosofico (si pensi solo ai dialoghi platonici sull’anima, o ai dubbi metodici e iperbolici di Cartesio), eppure le possibilità tecniche dei nostri giorni hanno dischiuso agli studiosi una sempre maggiore disponibilità d’indagine attiva sulle strutture neurologiche-celebrali, da cui segue per la filosofia una necessaria revisione dei concetti classici del pensiero sul mentale.

Continua…

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“Coscienza. Che cosa è” di Daniel C. Dennett 0

Posted on aprile 10, 2010 by Emilio

di Emilio M. Sanfilippo

Laterza ripubblica uno dei libri cult degli studi sul mentale, edito nel 1991 da Little, Brown & Co. (New York-Boston-London) e tradotto in italiano per la prima volta nel 1993 per conto dell’editore Rizzoli: Coscienza. Che cos’è di Daniel C. Dennett1.
L’idea generale è demistificare il mentale e con esso la coscienza: lungi dall’essere il nodo di Gordio per la filosofia, essi esigono su di sé uno sguardo depurato da quell’avversione alla scienza che secoli di mal filosofia (o senso comune) hanno innestato in noi. L’analisi scientifica – ha motivo di sostenere Dennett – non elimina ciò che di bello è nel reale, piuttosto reca ancor più meraviglia negli occhi degli osservatori. L’astronomia contemporanea non ha nulla da invidiare, in termini di bellezza, alla cosmologia greca: a salire in cielo non è più un dio col suo carro infuocato, ma è forse diminuita la meraviglia umana nei confronti delle cose? Una stella, che è ragion d’essere della nostra vita e che si muove nell’universo, ha qualcosa di meno affascinante rispetto ad Apollo?
Il testo è articolato in tre parti di non agile lettura: a un’introduzione generale ai quesiti indagati (Problemi e metodi, pp. 31-119), segue il nocciolo della teoria dennettiana sul mentale (Una teoria empirica della mente, pp. 119-319), per poi lasciare spazio alle questioni filosofiche più discusse e controverse (I problemi filosofici della coscienza, pp. 319-509), seguite da due Appendici (Appendice A per i filosofi e Appendice B per gli scienziati). Read the rest of this entry →

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