La mia ragazza è un tropo! 8
di Emilio M.Sanfilippo
A conclusione di un saggio del 1912, titolato The World of Universals, Bertrand Russell comparava la perfezione e immutabilità degli universali – la delizia dei logici, dei matematici e di tutti coloro che amano più la perfezione che la vita – con la vaghezza e indefinitezza del mondo dell’esistenza. Eppure, affermava il filosofo inglese, è proprio questo il mondo nel quale consumiamo la nostra vita, le nostre passioni, i nostri sentimenti e pensieri e sebbene sia sempre possibile preferire l’uno all’altro, o considerare l’uno il pallido riflesso dell’altro, non appena li si è distinti, i due mondi non possono più essere lasciati a sé e diventa necessario studiarne i reciproci rapporti.
La teoria dei tropi è una teoria metafisica/ontologica, elaborata in tempi recenti da Donald Cary Williams sul problema delle proprietà1, che cerca di aggirare il problema dell’esemplificazione delle proprietà e degli universali, in un modo che tuttavia è oggi molto conteso e dibattuto. In maniera piuttosto intuitiva, una proprietà è qualunque cosa definisce il carattere di un’altra cosa: se diciamo che y è una proprietà dell’oggetto x, allora x è definito da y, ossia y caratterizza x (si potrebbe anche dire che x esemplifica y). Uno degli aspetti più interessanti della metafisica contemporanea è capire cosa significa che certi oggetti esemplificano certe proprietà e certe proprietà ineriscono in certi oggetti, dato che tra l’oggetto e le sue proprietà – tra nomi e aggettivi – deve esserci una qualche differenza logica e ontologica. Per dirlo in termini diversi, cosa significa che tutti i giocatori della nazionale italiana indossano la stessa maglia, che Alonso e Massa guidano per la stessa scuderia automobilistica, che più utenti utilizzano la stessa rete telefonica, che io scrivo sullo stesso modello di computer su cui scrivono tanti altri studenti? Chiaramente Buffon e Marchetti non vestono la stessa identica maglia, così come Alonso e Massa guidano diverse macchine. Per dirla con D.C. Williams, se riuscissimo a giustificare la somiglianza per differenza – perché ogni maglia dei giocatori della nazionale è simile e diversa dalle altre – riusciremmo a spiegare l’anatomia di qualsiasi altra cosa, “dagli elettroni e le mele fino agli arcangeli e il Mondo Intero”.
La proposta di Williams è considerare i costituenti principali di questo e ogni mondo possibile degli enti particolari astratti: i tropi. La loro principale caratteristica è non essere universali ma particolari: se Socrate è saggio, allora l’individuo Socrate è un particolare concreto e la sua particolare saggezza un tropo, ossia quella particolare saggezza di cui gode l’antico filosofo greco e solo lui. Se la mia macchina è rossa, la maglia di Buffon è azzurra e il mio cane sorride, allora quel particolare rosso, quel tipico colore della maglia del capitano della nazionale e il modo di sorridere del mio cane sono nient’altro che particolari astratti di particolari concreti. Ecco il motivo per cui Williams considera i tropi l’alfabeto dell’essere: sono tutto ciò che siamo capaci di ammirare, considerare e studiare e proprio questa è la ragione per cui la teoria dei tropi per Williams ha un forte peso non solo in ambito ontologico ma anche epistemologico – conosciamo solo tropi e non oggetti concreti.
Quando Williams considera il carattere astratto dei tropi intende contraddistinguere ciò che è meno del tutto cui appartiene e dato che ogni cosa, a eccezione del Mondo Intero, è parte di qualcosa, allora tutto, a eccezione del Mondo Intero, è astratto. Allora che un tropo è un particolare astratto, significa proprio che è un aspetto singolare di quell’oggetto specifico e in quanto “aspetto” dell’oggetto, minore del tutto.
Per riassumere, quindi, secondo Williams le proprietà non son universali ma enti particolari, collocati in una posizione unica e irripetibile nello spazio e nel tempo; tutti gli aspetti degli oggetti particolari sono tropi e gli oggetti stessi sono fasci di tropi compresenti. Il fatto che tutti i membri della nazionale di calcio italiana indossano magliette azzurre, non significa che esiste l’azzurro da qualche parte come entità universale. Non lasciamoci trarre in inganno.
1D.C.Williams, L’alfabeto dell’essere, in Metafisica. Classici contemporanei, A. Varzi (a cura di), Laterza 2008

